Ieri con un’amica parlavo dei cartoni animati della nostra infanzia, quando ad un certo punto ci siamo resi conto per certi aspetti “erano tutt’ sciem”. E che per un buon cinquanta percento si poteva sintetizzare la trama con “gente che si chiava le mazzate”.

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Tra questi un’occhio di riguardo è caduto sui Cavalieri dello Zodiaco, gli unici eroi che si prendevano le questioni in endecasillabo giambico.
“Per la gloria della potente Atena, io ti sconfiggerò lasciando bruciare il mio cosmo sino al limite estremo della costellazione del Mamozio mannaro”.
Che, onestamente, non so dalle vostre parti, ma dalle mie quando ci si prende a mani in faccia non è che si discute tanto. E non vince quello che sa meglio karatè, ma quello che invece di parlare ricorda la massima zen che “chi da in faccia per primo da in faccia due volte“.

Se non ve li ricordate, i Cavalieri dello Zodiaco erano un manga dalla trama molto complessa. Proverò a sintetizzarla.
Qualcuno rapisce Lady Isabel, i Cavalieri dello Zodiaco vanno a salvarla e vengono cresimati uno ad uno dai cavalieri nemici; quando stanno per morire a Lady Isabel le prende una cosa che non si capisce mai bene cos’è, i Cavalieri dello Zodiaco risorgono, e fanno vedere ai nemici quello che hanno imparato dai film di Bud Spencer e Terence Hill.
Portata a casa Lady Isabel, la storia si ripete per ogni cacchia di stagione, sino a quando Pegasus non si rompe i coglioni e dice: “Lady Isabel, c’hai fatt’o bucchin. Guagliò, andiamo al pub”. E gli altri cavalieri lo seguono, commentando con varie scostumatezze nei confronti della lady in pericolo.

Andromeda della costellazione del Bondage.

Andromeda della costellazione del Bondage.

Scherzi a parte, è stato un cartone davvero importante, che ha fatto per i diritti degli omosessuali più di qualsiasi altro. Tanto abbondava il testosterone e tanto diminuiva il grado di eterosessualità dei personaggi. Immortale la scena in cui Andromeda viene scoperta che sta provando i vestiti di Lady Isabel dicendo: “Lo sapevo, ha dei fianchi enormi ‘sta cessa!”

Ad un certo punto non ho potuto fare a meno di domandarmi come sarebbero stati nella realtà. E la mia mente malandrina ha creato l’immagine di un cavaliere doro che cammina tutto baldanzoso per piazza Garibaldi, pensando: “Modestamente sono io il più forte, perchè la gloria del cavaliere doro è illuminata della benevolenza di Apollo, più divino tra gli dei poichè…” e ad un certo punto, non ha capito né come né quando, gli sono rimasti addosso appena appena quattro pezze fetenti e dell’armatura neanche un bulloncino.

Dissolvenza. 
Una fonderia. Ciò che resta dell’armatura è un liquido informe e incandescente. Quattro giovinastri sono i piedi vicino al forno, ognuno con una Peroni in mano.
Il primo dice: “‘o cavalier dello zodiaco, eh? ‘o cavalier’ro cazz!”
E così il secondo, il terzo e il quarto, di scostumatezza in scostumatezza.
Titoli di coda.

[Questo post è dedicato a quella capa di merda di Imma Colella]