Erry era un rivoluzionario, il vero capitan Harlock della mia generazione. Erry era l’emblema della lotta contro i grandi distributori di musica.
Prima di E-mule, prima di Napster e dei masterizzatori; insomma, prima dello sharing, c’era Erry.

Ma Erry era anche cultura.
Erry, alla fine delle canzoni per cui avevi comprato la cassetta, ti faceva sentire la sua voce che diceva: “Questa cassetta è mixed by Erry”. E subito dopo colmava il nastro con dei pezzi di altri gruppi.

Erry mi ha fatto conoscere i Nirvana grazie a Nord sud ovest est degli 883. Erry mi ha fatto scoprire i Pearl Jam con una cassetta dei Police.
Ed io lo immaginavo alto, imponente, circondato da babeli di musicassette che arrivavano sino al cielo, sino a Dio, che dalla sua nuvola ascoltava e diceva: “La riconosco, questa è la musica di Erry”. E lo diceva con la stessa voce che aveva Erry quando registrava il suo messaggio su ogni singola cassetta.

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Poi, come tutti gli eroi (benché la sua leggenda è stata affidata all’eternità) è stato fermato, così come la sua opera.
Ma questo non è importante.

Le cose sono cambiate: le cassette non si ascoltano, quasi non si ascoltano più neppure i cd e la musica è diventata questa cosa immateriale che si accumula sugli hard disk e nei lettori mp3.
E noi della vecchia scuola quasi abbiamo dimenticato il senso di quelle scatole di plastica, l’enorme valore che avevano quando incontravamo una ragazza che ci piaceva e l’unica cosa ci veniva in mente per conquistarla era: “Le devo fare una cassetta”. Come se l’atto stesso di copiare una canzone, ascoltando ogni singolo pezzo, stando attenti a non interrompere prima della fine, cercando di non lasciare troppo tempo tra un pezzo e un altro, non fosse che un linguaggio tutto nostro per comunicare ciò che le parole da sole non erano in grado di dire.

Oggi piratare è così semplice che se racconti ad un ragazzetto che Erry ci si è arricchito neppure ti crede e magari ti prende per il culo.
Perchè è questo il triste destino dei rivoluzionari: essere dimenticati assieme alla loro rivoluzione.
Solo in pochi li ricordano, nostalgici, romantici, ancora abbracciati ad ideali che sembrano stare bene giusto in un vecchio film, di quelli muti con la pellicola tutta rovinata.

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