La potenza sessuale di un adolescente è pari all’estratto di golosinsetti scrotali di tre stalloni. Insomma, con le condizioni ambientali giuste se si masturba nel bagno di casa sua, rischia di mettere incinta la signora del terzo piano che sta guardando Quando si ama.

Personalmente appartengo ad una generazione che da adolescente era ancora abbastanza pudica. Non c’era ancora internet, ovvero, c’era ma nella sua versione germinale, che si manifestava attraverso lo sfrigolio del modem 56k; nel caso in cui adolescenti moderni stessero leggendo, devo specificare che la velocità di visualizzazione non era proprio scattante. Più o meno ci mettevi un minuto per vedere un’immagine, il che rendeva abbastanza complesso esercitare i proprio amore verso sé stessi.
Dico complesso, ma non impossibile: nessun adolescente in tempesta ormonale si è mai lasciato ostacolare da qualcosa o qualcuno quando ha voglia di farsi una pippa.

Per farla breve, in quel tempo non c’era tutto questo esubero di pornografia come oggi.
I più coraggiosi, andavano al giornalaio più lontano da casa e compravano materiale autodidattico per l’educazione sessuale, quale Le Ore, oppure fumetti d’autore tipo Lando, Sukia e Corna vissute.

In questo numero due giovani infermiere si prodigano a guarire degli affetti da fallite acuta.

In questo numero due giovani infermiere si prodigano a guarire degli affetti da fallite acuta.

Oltre questo, però, c’erano le reti private su cui, dopo mezzanotte, andavano in onda i mitici Porno con la mutanda.

I porno con la mutanda erano film porno a tutti gli effetti, solo che gli attori trombavano con la mutanda addosso. Quindi si poteva vedere la tenera impiegata del catasto messa e pecora, con la gonna sollevata e, dietro di lei, l’assessore comunale, completamente nudo tranne che per la mutanda. Quest’ultimo si impegnava in uno sforzo aerobico non indifferente, continuando a dare innumerevoli colpi di bacino, andando a scontrare la sua erezione mortificata dalla mutanda contro la patana dell’impiegata catastale. Sino a quando tra gemiti e mugoli, la telecamera non inquadrava il volto stanco e godereccio del bell’assessore a dimostrazione che stava godendo, eccome se stava godendo!

A quel punto, il giovanissimo me si faceva le seguenti domande:
Ma quindi ci si può fare una pelle pure con la mutanda?
– Oh, ma allora le donne se la pareano pure se le pellei senza infilarglielo nella patana?
Ma perchè quando lei gli sbottona fa sempre la faccia sorpresa? Ovvio che ci trova un cazzo, cosa dovrebbe esserci altrimenti, una confezione di Sofficini?

Come potete notare, c’era una certa ingenuità, una curiosità verso quello strano e bislacco mondo che era il sesso e che potevo colmare solo aspettando la fine dei programmi di seconda serata. A quel punto, mettevo TeleCapri e aspettavo quei film d’autore degni di rispetto.
Tendenzialmente li possiamo dividere in due categorie:
1) i Salieri
2) i Morelli.

I film di Mario Salieri avevano una grande componente di denuncia sociale.
Immortale è la scena di Concetta Licata, in cui Ron Jeremy (doppiato in napoletano) esplica gli abusi del direttore di un carcere sulla moglie di un detenuto.

Quelli di Steve Morelli, invece, si rifacevano alla tradizione pornografica di vecchio stampo, in cui la casalinga di Voghera sfoga gli istinti sull’idraulico, e in cui l’imprenditore si bomba la segretaria sulla scrivania ricoperta da avvisi di garanzia.

l giorno dopo, a scuola, noi giovinastri, in un misto di vergogna ed eccitazione, ci confrontavamo, cercavamo di capire quale compagna di classe somigliasse all’onorevole interpretata da Milly D’Abbraccio, per poi renderci conto che al massimo potevamo trovare delle somiglianze con qualche professoressa o con la bidella.

I bulli dicevano di averlo fatto, gli sfigati si dicevano che non l’avrebbero fatto mai (e la cosa interessante è che spesso i primi mentivano e, per punizione, venivano condannati alla pena dei secondi); le nostre compagne di classe, invece, ci orecchiavano i discorsi e poi intervenivano dicendo che schifo, ma voi maschi pensate sempre allo stesso (per poi disegnare su fogli di carta la lunghezza peneale dei rispettivi fidanzati per capire quanto in effetti fossero diversi nelle parti basse).

Senza volerci dilungare troppo, i porno con la mutanda fornivano materiale autodidattico, materiale di discussione, in più uno valido succedaneo a quella pellecchia che qualcuno di noi non si era ancora fatto e che la stragrande maggioranza di noi non faceva abbastanza.

Poi un giorno a mezzanotte su ReteCapri hanno smesso di trasmetterli.
Così noi giovinastri della old school siamo andati su internet e abbiamo cercato, rendendoci conto che esistevano anche i porno senza mutanda.
La prima cosa che è balzata al nostro sguardo puro e innocente è stato il disvelamento del contenuto di quelle mutande. Ora che la cicciallegra era libera di mostrarsi nel suo splendore, finalmente capivamo l’espressione stupefatta delle donne che sbottonavano i pantaloni. Di conseguenza, fummo colti da un’espressione di totale sconforto perchè in effetti, quando andava bene, il nostro era proprio come un sofficino (spesso con la stessa curvatura).

La sempre giovane e raffinatissima Milly D'Abbraccio.

La sempre giovane e raffinatissima Milly D’Abbraccio.

Insomma, gli anni doro dei porno con la mutanda sono stati gli anni dell’innocenza e dell’inconsapevolezza, un tempo svanito e dimenticato tra le tv private e tutte le bestemmie che seguono il pensiero: “Ma porca troia! Ma quanto ce l’ha lungo questo qua? Ma nooo, vabbuò, ma non è normale questo qui!!!!”

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